Didattica e Ricerca

Le iniziative scientifico-culturali dell’Associazione per lo Sviluppo della Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna, del Centro Studi di Psicoterapia Psicoanalitica di Mantova e del Centro di Formazione e Ricerca di Trieste costituiscono il background dello studio e della ricerca che inevitabilmente informano il programma didattico generale dell’Istituto. Gli interessi teorico-clinici che vengono affrontati nei suddetti contesti vengono poi discussi e vagliati dal consiglio dei docenti (formato fra gli altri dal direttore dell’Istituto e dai Responsabili delle Sedi Periferiche che ricoprono anche cariche nelle rispettive associazioni di appartenenza) per determinare il modo in cui affrontarli in programmi didattici dei corsi di specializzazione delle varie sedi.

 
Iniziative Scientifiche e Culturali della sede Principale di Ravenna
 

I docenti della sede principale dell’Istituto hanno puntato sin dal primo anno sul contatto con l’Anna Freud Centre di Londra in quanto luogo di ricerca e progettazione di nuovi strumenti psicoterapeutici in conseguenza dell’integrazione della psicoanalisi con le ricerche in ambito neuro-scientifico ed epigenetico. I contatti con l’AFC sono stati tenuti dalla dott.ssa Nedda Papi che dal 2008 ha tradotto e messo a disposizione degli allievi dell’Istituto le relazioni dei colleghi inglesi che hanno tenuto numerosi seminari a Ravenna. Dall’anno accademico 2008/2009 a oggi, compresi i seminari previsti per l’anno accademico 2019, sono stati organizzati 42 seminari nell’ambito delle attività didattiche degli allievi e aperti a colleghi esperti del settore. I titoli dei seminari permettono di cogliere le direzioni di approfondimento teorico-clinico dell’Istituto che si possono raggruppare in 3 aree principali.
 
L’excursus storico dei Seminari organizzati dall’Istituto “Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica” indica i titoli, descrive brevemente i temi trattati.
 
Interesse per i nuovi metodi terapeutici elaborati e messi a punto presso l’AFC di Londra nei confronti di bambini, adolescenti, genitori
 
Interesse per la teoria della tecnica psicoanalitica, per l’evoluzione dei concetti psicoanalitici e la loro applicazione nella pratica clinica psicoterapeutica
 
Interesse per i nuovi sviluppi del campo della prevenzione del disagio psico-emotivo dovuti all’integrazione del pensiero psicoanalitico con le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo.
 

 

PROGETTO DI RICERCA IN COLLABORAZIONE CON LA Prof.ssa ADRIANA LIS SENIOR PROFESSOR, GIÀ ORDINARIO DI TEORIE E TECNICHE DEL COLLOQUIO PSICOLOGICO PRESSO L’UNIVERSITÀ DI PADOVA.
 
La Prof.ssa Adriana Lis è docente interno dell’Istituto, e collabora con lo staff della Casa dei Piccoli in un progetto di ricerca volto a stabilire correlazioni fra lo stile dell’attaccamento materno e lo stile di attaccamento che sta sviluppandosi nel toddler. Il campo di studio è costituito dalle coppie madre-bambino che frequentano la “Casa dei Piccoli” di Ravenna col progetto di allargarlo alle coppie mamme-bambini che frequentano le “Case dei Piccoli” di Pesaro, Trieste e Mantova. Il metodo che viene usato è L’ Adult Attachment Picture System (AAP; George, West, Pettem, 1997, 1999).
 
Si tratta di un metodo narrativo-tematico che si propone di misurare i quattro pattern di attaccamento individuati da Bowlby (1969, 1989). Il metodo di somministrazione combina elementi della tradizione proiettiva di risposta libera e delle tecniche dell’intervista semi strutturata. La prova comprende un set di 8 tavole in bianco e nero, una neutra rispetto all’attivazione dell’attaccamento, e sette che raffigurano scene relative alla teoria dell’attaccamento (West e Sheldon-Keller, 1994). Gli stimoli sono caratterizzati da minimi dettagli che permettono solo di identificare genericamente l’evento rappresentato; non sono presenti, infatti, espressioni del viso intense o dettagli che possano “guidare” verso specifiche interpretazioni. I personaggi rappresentanti sono diversi per cultura, genere ed età.
 
Le immagini includono gli scenari seguenti: Neutral: due bambini che giocano a palla; Child at Window: una bambina che guarda fuori da una finestra; Departure: un uomo e una donna stanno in piedi uno di fronte all’altra con alcune valigie vicino; Bench: una figura giovane seduta da sola su una panchina; Bed: un bambino e una donna seduti uno di fronte all’altro su un letto; Ambulance: una donna e un bambino guardano i portantini caricare una barella su un’ambulanza; Cemetery: raffigura un uomo in piedi di fronte ad una lapide; Child in Corner: un bambino di traverso in un angolo, in allarme.
 
La classificazione dell’attaccamento tramite l’AAP si basa sull’analisi dei trascritti verbatim delle risposte alle storie fornite sulle 7 immagini che si basano sull’attaccamento. Essa viene prodotta sulla base di categorie di codifica ideate per valutare i pattern e l’integrazione di tre distinte dimensioni:
1) la narrativa;
2) il contenuto della storia;
3) i processi difensivi in accordo con la teoria bowlbiana.
 
Già da alcuni anni la casa dei piccoli ha ritenuto importante che la conoscenza del pattern di attaccamento delle madri che partecipavano ai gruppi dei toddler potesse dare un importante contributo alla conoscenza della relazione madre-bambino, ma potesse anche essere di aiuto agli operatori per una migliore comprensione di come le madri interagissero con i loro figli, consentendo anche una “partecipazione” più mirata degli stessi nell’osservazione partecipante.
In “Psicodinamica dei Pattern di attaccamento in età adulta e in Adolescenza “ di Daniela Di Riso e Adriana Lis (2016-Franco Angeli e), il Capitolo 6 a cura di Adriana Lis; Nedda Papi e Barbara Didoni espone il lavoro di ricerca che vi si svolge.
 
Cap 6 La Casa dei Piccoli di Ravenna: l’utilizzo dell’AAP nella prevenzione del rischio psicologico nell’infanzia
 
 Il progetto “Casa dei Piccoli” di Ravenna si inserisce in un quadro più generale di studio, attività didattica (corsi quadriennali di specializzazione post-laurea in Psicoterapia Psicoanalitica) e scambi internazionali proposto dalla Associazione Per Lo Sviluppo Della Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna, ostituitasi con lo scopo di approfondire la conoscenza della psicoanalisi e favorirne la diffusione perseguendo finalità di solidarietà sociale nell’ambito della formazione.
 Dal marzo del 2012, unendo gli stimoli derivanti dalla conduzione di gruppi di baby observation, dall’incontro con la dott.ssa Anne Marie Canù, psicoanalista e membro da 26 anni della Maison Verte di Parigi, dal contatto con il gruppo del Parent-Infant Project dell’Anna Freud Centre di Londra e soprattutto dagli stimoli forniti dai gruppi psicoterapeutici con genitori e toddlers condotti dalla dott.ssa Inge Pretorius ed i suoi collaboratori, è stata fondata a Ravenna dalle Dott.sse Nedda Papi e Barbara Didoni “La Casa dei Piccoli” aperta a mamme/genitori di bimbi da 0 a 3 anni con la finalità fondamentale di contribuire alla prevenzione del disagio psicoemotivo. Essa conta attualmente altre tre Case dei Piccoli a Pesaro, a Mantova e a Trieste.
 Il progetto che di seguito verrà brevemente descritto richiede (a) una formazione psicoanalitica-psicoterapeutica, (b) una conoscenza approfon­dita delle tappe dello sviluppo del bambino e della psicoterapia psico­analitica dello sviluppo, e (c) una formazione a orientamento psicoanalitico sulle dinamiche di gruppo e la loro comprensione e gestione.
 La Casa dei Piccoli è un luogo dove le persone che vi lavorano, formate alla stance psicoanalitica che consente loro di mettersi in rapporto tramite l’identificazione/disidentificazione, sono interessate in modo speciale alla vita emotiva dei bambini e dei genitori è un luogo di ascolto e di confronto dove è possibile far posto a tutte le domande che spesso sorgono con l’arrivo di un bambino. Studi scientifici degli ultimi decenni dimostrano che nel corso di cruciali periodi di crescita l’apparato neuronale del cervello con i suoi costituenti, pur essendo espressione di un patrimonio genetico “dato” alla nascita, subisce uno “sfoltimento” (Edelman, 1975) sulla base della maggiore o minore attivazione dei circuiti cerebrali, generata dal modo in cui l’ambiente (coloro che si prendono cura del bambino) si relaziona con il bambino stesso. Pertanto la relazione emotiva che il bambino sviluppa con le persone significative del suo ambiente condiziona in modo cruciale lo sviluppo di determinati circuiti cerebrali piuttosto che di altri, influenzando direttamente il futuro equilibrio psichico del bambino stesso.
 Inoltre i rapidi cambiamenti che caratterizzano i primi tre anni di vita in cui si compie la “nascita psicologica del bambino” richiedono da parte della mamma frequenti fluttuazioni nell’investimento da prevalentemente narcisistico a investimento oggettuale su di lui in quanto persona separata, e proprio questa crescente “separatezza” può suscitare nella madre inconsapevoli misure difensive a protezione da sentimenti conflittuali di gioia mista a sentimenti di perdita e di abbandono. Un aiuto per comprendere le tappe evolutive del proprio bambino, le proprie reazioni e l’importanza di queste ultime nella relazione spesso ha un peso significativo per la mamma nel favorire il recupero del suo benessere e di una buona relazione con se stessa ed il proprio bambino. È anche sorprendente la mancanza diffusa di attività terapeutiche/preventive per questa fascia di età intervenendo col bambino insieme alla sua mamma. Con questo orientamento la dott.ssa Barbara Didoni, la dott.ssa Nedda Papiesponsabile del progetto con la collaborazione della dott.ssa Rossella Loreta, accolgono madri e bimbi da 0 a 3 anni nella Casa dei Piccoli.
 Lo schema di riferimento teorico è il modello psicoanalitico così come è stato sviluppato nel passato da Anna Freud, come è stato arricchito dai fondamentali contibuti teorico-clinici e metodologici di Joseph e Anne-Marie Sandler, e come ora viene integrato presso l’Anna Freud Centre di Londra con gli apporti delle neuroscienze e della psicologia evolutiva.
 I bimbi in questa fascia di età dipendono completamente dai propri genitori e quindi è fondamentale che essi siano in grado di praticare l’ascolto dell’altro, siano a contatto con le proprie emozioni, abbiano buona capacità di mentalizzare aiutando così i propri bimbi a conoscere e regolare i propri sentimenti.
 La Casa dei Piccoli intende promuovere nei genitori queste capacità differenziandosi così dalle finalità “educative” di iniziative pre o post-partum rivolte ai genitori prevalentemente dirette a consigliare in particolari situazioni comportamenti appropriati, o dalle finalità educative proprie delle scuole per l’infanzia. Si tratta di una differenziazione importante che non esclude comunque l’integrazione con altre realtà, in quanto iniziativa interessata a focalizzarsi sugli aspetti sopra esposti che, sia per formazione di chi ci lavora che per finalità istituzionali, sono di necessità molto spesso gravemente ignorati.
 In una prima fase l’aspetto preventivo è stato prevalente, mentre nell’ ultimo anno all’attività di prevenzione e socializazione si è aggiunto un gruppo psicoterapeutico mamme/bambini per le situazioni più difficili e a rischio e la possibilità di consultazioni individuali a madri/genitori di bambini di questa fascia di età. Tutti i servizi offerti, seguendo le finalità di promozione sociale dell’Associazione per lo Sviluppo della Psicoterapia Psicoanalitica, sono gratuiti o richiedono un compenso pressochè simbolico.
 Già da alcuni anni la casa dei piccoli ha ritenuto importante che la conoscenza del pattern di attaccamento delle madri che partecipavano ai gruppi dei toddler potesse dare un importante contributo alla conoscenza della relazione madre-bambino, ma potesse anche essere di aiuto agli operatori per una migliore comprensione di come le madri interagissero con i loro figli, consentendo anche una “partecipazione” più mirata degli stessi nell’osservazione partecipante.
 Come esempio di come questo sia avvenuto, presentiamo la sig.ra Anna e il suo bambino di due anni, Giorgio. La sig.ra Anna chiede di partecipare alle attività della Casa dei Piccoli perché preoccupata per il suo bambino, che un neuropsichiatra privato ha definito a rischio di “ritardo generalizzato dello sviluppo”. La sig.ra è molto preoccupata, ma ha saputo che “nella Casa dei Piccoli” i bambini vengono “ben seguiti” e ci vengono bambini “normali”, e lei vorrebbe che il suo bambino venga considerato normale. La coppia madre-bambino viene accettata e s’inserisce bene nel gruppo soprattutto perché la sig.ra Anna dimostra una estrema fiducia nella casa dei piccoli in generale, ma anche nei confronti degli stessi operatori. Le vengono proposti anche dei colloqui individuali rivolti soprattutto a rafforzare la sua capacità di assolvere la funzione materna, cosa di cui ha perso la fiducia, dopo la visita al neuropsichiatra: «sarò proprio capace di allevare bene il mio bambino? Dipende da me se è così grave?». Le poche informazioni sulla storia della sig.ra Anna riguardano il fatto che è sposata da più di dieci anni, che il marito è spesso fuori di casa anche per giorni per il suo lavoro e che ha un altro bambino di 10 anni che non le dà preoccupazioni. Unici elementi degni di specifica attenzione riguardano la presenza di un cuginetto di Giorgio di 8 anni, che è risultato avere effettivamente un ritardo generalizzato dello sviluppo e la morte della nonna materna di Giorgio durante la gravidanza. Le osservazioni di Giorgio mostrano comunque delle chiare difficoltà: è molto ritirato in se stesso, non parla, non sorride, non sa giocare. La mamma viene rincuorata, empaticamente sostenuta, aiutata anche con suggerimenti pratici e… Giorgio migliora. L’équipe della casa dei piccoli decide di applicare l’AAP alla sig.ra Anna, per poterla meglio aiutare nella sua relazione col bambino.
 In calce viene presentato l’intero protocollo della signora Vediamo di interpretarlo.
 
L’interpretazione del protocollo AAP
 
 Prima di passare alla classificazione del protocollo e alla specifica interpretazione delle dinamiche relative all’attaccamento da esso derivate, vorremmo partire da un aspetto molto evidente nel protocollo della sig.ra Anna una consistente presenza della “personal experience”. L’AAP richiede al soggetto di costruire una storia sulle raffigurazioni delle figure stimolo, perciò il compito riguarda il racconto di una storia ipotetica da adattare alle proprietà delle stesse. Come abbiamo evidenziato nella descrizione dello strumento, riportare un contenuto autobiografico personale prolungato e, soprattutto inserendolo e quasi interrompendo il corso della storia, rappresenta una violazione al compito proposto dall’AAP. I riferimenti alle storie personali indicano una certa confusione rappresentazionale e l’incapacità di mantenere un confine tra sé e non sé e sono indicative di una qualche minaccia in termini di attaccamento. Le tematiche che generano una tale difficoltà nella sig.ra Anna, tanto da violare il compito proposto di raccontare una storia, riguardano: «il mio bambino…solitario» (Window), un lungo racconto su una discussione col marito, che «ha fatto un gran male al figlio più grande», «Per me il mio piccolo viene tutti i giorni adesso ad allungare le braccia verso di me, prima di andare via e stare via per lui è uguale» «Per me è una grande gioia». Io vivo adesso… col grande succedeva, col piccolo prima mi ero abituata a non vederlo reagire, per me… » (Bed). Si tratta di elementi che fanno riferimento alla preoccupazione per il proprio figlio o quanto meno al fatto che un bambino può soffrire per certe situazioni. Pur non presentandosi contenuti che fanno riferimento a elementi traumatici, i contenuti emersi sono stressanti e minacciano il sé e l’attaccamento, con un certo rischio, potremmo ipotizzare, nella sig.ra Anna di una rappresentazione priva di protezione da parte delle sue figure parentali (George e Salomon, 2008; Solomon e George, 1999a; 1999 b).
 Ritornando al protocollo, il pattern di attaccamento che emerge dall’AAP della sig.ra Anna è U (Non risolto). Nel linguaggio dello strumento questo implica che l’attivazione del sistema di attaccamento ha fatto riaffiorare materiale disorganizzante presente nella mente della signora che la stessa non è riuscita a elaborare e/o a contenere. In altre parole, memorie non elaborate e non organizzate relative alle sue esperienze di sé in relazione alle relazioni di attaccamento stesso sono tuttora presenti nella sua mente, ma sono stati “segregate” bloccate lontano dalla consapevolezza, per una sua incapacità o impossibilità a elaborarle. L’AAP non riporta i contenuti di tali esperienze, ma l’atteggiamento e il modo di porsi della sig.ra Anna rispetto a tale materiale. Le immagini dell’AAP, volte proprio a risvegliare elementi collegati ai timori e angosce profonde collegate al modo di richiamare esperienze di attaccamento, hanno fatto riaffiorare questo materiale. E la sig.ra Anna, e più in specifico i suoi modelli operativi interni, in generale, di fronte agli stimoli presentati dalle tavole dell’AAP e al materiale segregato da loro fatto emergere, vengono sopraffatti da un senso profondo di pericolo e “paura”. Questa condizione mentale non le consente la normale attivazione di risorse che normativamente dovrebbero operare al fine di “gestire” e reintegrare nella sua mente il materiale disregolato. Tuttavia è molto importante analizzare nel dettaglio come e dove questo materiale più specificatamente se individui nel protocollo della sig.ra Anna. Il materiale riguarda “occhi sgombri, l’idea del vuoto” (Window), il bambino “rannicchiato” (Bench), “paura, violenza, disperazione” (Corner), tutti elementi molto minacciosi e stressanti dal punto di vista della capacità del sé di mantenersi organizzato e che nelle prime due tavole Window e Bench non riesce a riorganizzare perché nelle sue memorie di rappresentazione dell’attaccamento non riesce a riorganizzare né utilizzando una rappresentazione interna sicura, né facendo riferimento a una base sicura, né quanto meno mettendo in atto azioni costruttive. Questo si verifica solo in Corner. Comunque, accanto a questi Segregated System, che normalmente rappresentano quella che potremo definire come una difesa precaria e poco durevole, la sig.ra Anna utilizza come difesa più organizzata soprattutto la Cognitive Disconnection, presente in quasi tutte le tavole. In altre parole, la sig.ra Anna cerca comunque di gestire le tracce mnestiche affettive connesse all’attaccamento mettendo in atto modalità inconsistenti, frammentate, cariche d’incertezza, in una certa misura confuse con risorse non del tutto adattive. Una conseguenza dell’uso di tali difese è una potenziale difficoltà a guardare e pensare con chiarezza anche sul piano cognitivo al modo di gestire vecchie e nuove modalità di affrontare elementi collegati alla dinamica dell’attac­camento. In particolare è interessante come ogniqualvolta la sig.ra Anna propone anche delle soluzioni, come vedremo, più adattive dal punto di vista della relazione di attaccamento, inizi a considerarle con una coloratura d’incertezza: «spero», «spero». In un’unica tavola, Departure, la sig.ra Anna, cerca di “tagliare fuori” i ricordi risvegliati che potrebbero emergere e che non si sente di elaborare in altro modo (uso della difesa di Dectivation); in tale tavola vengono, infatti, descritti due genitori freddi e distaccati nei confronti dei loro figli. Se da quanto finora illustrato, l’atteggiamento di base della sig.ra Anna nei confronti dell’attaccamento mostra una chiara fragilità con una netta componente di disorganizzazione, alcuni elementi che ora andremo a esaminare mostrano la presenza di componenti positive del mondo interno rappresentazionale e di buone risorse adattive evidenziando un quadro molto più complesso e variegato rispetto a quanto finora emerso. La sig.ra Anna, in certe situazioni presenta degli elementi rappresentazionali di “sicurezza”: ha delle tracce di una figura di attaccamento che può confortare (Ambulance), può “pensare” a se stessa in relazione alla figura di attaccamento in sua assenza (Cemetery); può inoltre rappresentarsi un bambino che si protegge o un genitore che si “spera” possa proteggere (Window, Corner). In tutte le tavole viene citata la presenza di un caregiver (padre, madre, nonna, figura genitoriale) che purtroppo in certi casi solo “si spera” possa “fare giocare”, proteggere, o appare freddo e distaccato, ma in altri casi riesce a dare una buona o sufficiente risposta al distress dell’attaccamento mantenendo un senso di sé integrato rispetto a tale distress. In conclusione potremmo dire che il mondo rappresentazionale della sig.ra Anna presenta nel suo mondo rappresentazionale una componente disregolata e disorganizzata e una componente più ricca di risorse e adattiva.
 La sua relazione col figlio in termini di attaccamento potrebbe perciò presentarsi potremo dire con “due” facce. Potrebbe avere dei momenti in cui si sente vuota, disperata e impotente e dei momenti in cui è in profondo contatto con lui, dimostrando sensibilità, disponibilità, capacità di leggere i suoi segnali di bisogno rispondendogli confortandolo e “proteggendolo”. La sig.ra Anna avrebbe bisogno di essere resa consapevole della presenza dei momenti “bui” di fronte a cui il bambino potrebbe sentirsi impotente e abbandonato.
Il post AAP
 Ci sembra molto importante rilevare quanto successo nella seduta che la sig.ra Anna ha avuto con la psicoterapeuta successivamente alla somministrazione dell’AAP. La sig.ra riporta per la prima volta di essere figlia unica di una madre gravemente depressa. Il papà della sig.ra era a conoscenza della problematica della moglie già prima di sposarla, ma comunque il disturbo si è aggravato a partire da quando la sig.ra Anna aveva 12 anni e da quel momento ha dovuto prendersi in carico la mamma in momenti di depressione della mamma fino a quando la stessa non è morta durante la gravidanza di Giorgio. Questa comunicazione sembra dimostrare proprio la dinamica del funzionamento dei Segregated System. L’esperienza della sig.ra Anna era evidentemente “tagliata” completamente fuori dalla consapevolezza relativamente all’attivazione dell’attaccamento: le immagini delle tavole hanno fatto emergere il risultato affettivo mnestico di tali esperienze: vuoto, disperazione, ma anche forse senso di violenza rispetto a un compito di prendersi cura di una madre gravemente depressa troppo pesante per una bambina di 12 anni. Tutto questo è stato dinamicamente risvegliato dall’AAP e fortunatamente all’interno di un ambiente “protettivo” terapeutico che le ha così permesso di cominciare a elaborarlo.
 
 Window:«Io vedo una bimba che si sente sola, che guarda fuori per vedere di trovare un po’ di compagnia. Questa immagine mi sembra anche molto triste sinceramente.Che cosa è successo prima? che è stata rimproverata dai genitori o da qualcuno (Cognitive Disconnection), io la vedo così ecco. Però ecco questa immagine qui non, non… secondo me non riguarda il mio bambino perché, è sì un bimbo solitario così, però non lo vedo (Personal Experience)… forse non vedo gli occhi, però mi sembra anche quasi un pò gombri, l’idea del vuoto (Segregated System) ecco mi dà.Dopo cosa succederà? Io spero (Cognitive Disconnection) che arrivi la mamma o il papà per prenderla, per… come si dice, per farlo giocare insieme, per renderla partecipe.
Qualcos’altro? No!»
 Departure: «Questa per me è una brutta immagine, la vedo come una separazione, perché possono essere anche secondo me tipo che partono per una vacanza, però mi… li vedo freddi (Deactivation) come immagine, come genitori, come… // (Cognitive Disconnection) Che cosa sarà successo prima? Io vedo come che si stanno lasciando o si stanno separando (Cognitive Disconnection). I bambi saranno dai nonni, mi dà questa idea qui, che è la mamma qui che va via.
Che cosa stanno provando, pensando? Io spero (Cognitive Disconnection) che stiano pensando ai loro bambini, perché sa che quando si hanno dei bambini poi molte cose, molti rancori bisogna metterli da parte, non bisogna raccontarli ai bambini ecco. Io spero (Cognitive Disconnection) che ritorneranno assieme, però da questa immagine mi sembrano molto tristi, molto distaccati (Deactivation), ecco. Qualcos’altro? No!»
 
 Bench: «Qui vedo un bambino che… della separazione, solo, triste, amareggiato e la cosa brutta è che secondo me che non si senta la causa della colpa (Cognitive Disconnection) dei suoi genitori ecco, mi ha dato questa sensazione. Che cosa succederà dopo? Io spero
(Cognitive Disconnection) che i genitori ritornino insieme, sennò lo vedo sballottato da una casa all’altra.Io ho la fortuna che con mio marito non è che litighiamo molto, soprattutto non discutiamo in presenza dei bambini, però ogni tanto capita. È capitato circa 15/20 giorni, circa un mesetto fa più o meno che abbiamo discusso, ma non è che… abbiamo discusso, però non perché abbiamo litigato noi due, per colpa… perché è venuto mio nipote all’improvviso e abbiamo discusso perché mio marito non lo voleva andare a prendere perché è venuto con delle persone che non conoscevamo ed io…mio nipote non volevo andare ecco. E i bambini… abbiamo un po’, non è che abbiamo litigato, però abbiamo un po’ alzato la voce. Il grande, che ha 6 anni… mio figlio grande la mattina ha detto, è andato da suo papà “ti prego non litigate più”. Dopo noi gli abbiamo spiegato che non era un litigio, però il bambino l’ha preso… a gli ha fatto del gran male ecco (Personal Experience). I bambini sono così, ci vanno un po’ di mezzo…Questo bambino lo vedo molto solo, molto triste, io spero (Cognitive Disconnection) che ci ripensino i genitori ecco. Io la vedo così ecco, rinchiuso in se stesso, rannicchiato (Segregated System). Qualcos’altro? No!»
 Bed «Questa è una bellissima immagine per me, che vedo il bambino che si sveglia alla mattina e trova la mamma lì. Però questa immagine può essere anche che il bambino stia male e sia in ospedale, mi ha dato anche questa idea qui. (Cognitive Disconnection) Io spero Cognitive Disconnection) che sia il bambino che si sveglia e trova la mamma lì, che gli allunga le braccia, si abbracciano. La vedo anche bella come immagine se è come la penso io.Per me il mio piccolo viene tutti i giorni adesso ad allungare le braccia verso di me, prima andare via e stare via lui è uguale. Per me è una grande gioia. Io vivo adesso… col grande succedeva, col piccolo prima mi ero abituata a non vederlo reagire, per me… (Personal Experience).Dopo quando succederà? Niente, dopo si abbracciano e staranno assieme penso. La vedo una bella immagine.
Qualcos’altro? No!»
 Ambulance: «Questa non riesco a capirla completamente. Questa mi dà l’idea che se non è la mamma è tipo la nonna, era in ospedale, mi dà l’idea che l’ambulanza abbia scaricato qualche ammalato, triste come immagine… Che il bambino guarda dalla finestra e vede sta immagine bella di un ambulanza che porta via un ammalato. Mi dà l’idea che questa sia una nonna ecco, una mamma.Cosa pensano e provano? Penso che la nonna gli stia dando un po’ di conforto o che non sia un genitore (Cognitive Disconnection) ecco nell’ambulanza.Cosa succederà dopo? Penso che la signora lo rincuorerà, ecco una cosa del genere.».
 Cemetery: «Qui vedo che il bambino è diventato grande, l’adulto che andrà a piangere nella tomba, io spero Cognitive Disconnection) che sia la lapide di un genitore suo di lui che è grande. Però questo è un cimitero, la vedo una cosa così. Non è una bella immagine, ecco. Che cosa sta pensando e provando?Lui starà pensando al passato con questa persona (Internalized Secure Base) che io penso che questo sia lui da grande, non vorrei che sia il padre e che lui non ci sia più, il bambino.».
 Corner: «È un’immagine triste». Non mi viene da dire niente. Non mi viene proprio niente veramente, no. Che cosa potrà succedere?Non mi viene da dire niente di cosa succederà. Non mi viene proprio niente. È un’immagine non so (Cognitive Disconnettono) nemmeno spiegarla, vedo un bambino triste, solo, però non la capisco come immagine sinceramente. C’è qualcosa che lui abbia paura (Segregate System), di un certo tipo di violenza (Segregate System), perché si protegge (Capacita TO chiocciola) ecco. Dopo si spera (Cognitive Disconnettono) che arrivi un genitore, una madre a difenderlo, proteggerlo. Che cosa prova? Per me lui prova una grande disperazione (Segregate System), tristezza.».
 
LA CASA DEI PICCOLI COME SEDE PER IL TIROCINIO FORMATIVO PRE E POST LAUREAM PER LAUREATI/LAUREANDI DELL’UNIVERSITÀ DI URBINO E PADOVA
I tirocinanti sono ammessi alla “Casa dei Piccoli” come osservatori silenziosi dei gruppi madre-bambino condotti dai tutor Nedda Papi e Barbara Didoni e, alla fine di ogni incontro, i tirocinanti sono tenuti a produrre autonomamente un protocollo di quanto hanno osservato, delle loro reazioni emotive, della loro comprensione delle dinamiche gruppali intercorse fra tutti i partecipanti del gruppo, conduttori e bambini compresi.
 
Questi protocolli sono discussi con i due tutor/conduttori del gruppo creando un’occasione per integrare quanto riportato nel protocollo dal tirocinante con riflessioni teorico-cliniche dei tutors sull’andamento delle dinamiche di gruppo, con considerazioni relative alla relazione fra il bimbo e la sua mamma, fra il bimbo e gli altri bambini e adulti presenti, fra le mamme e nell’interazione con i conduttori. Questo momento di riflessione è fondamentale per l’acquisizione da parte del tirocinante di un’attitudine alla riflessione e al collegamento con quanto imparato prevalentemente sui libri.
 
Presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova nel 2016 sono state introdotte lezioni tenute da psicologi con lunga esperienza nei servizi pubblici e privati per dare agli studenti un quadro dal vivo dell’esperienza reale “sul campo”.La Dott.ssa Nedda Papi il 19 dicembre 2016 in qualità di docente esterno, tenendo un seminario alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, ha avuto l’occasione di presentare il lavoro svolto nella Casa dei Piccoli. Nel corso della sua presentazione ha scelto di leggere il protocollo dell’osservazione di un tirocinante dell’università di Urbino che, integrato da sue considerazioni sulle dinamiche presenti nel gruppo ha suscitato molto interesse negli studenti. È emersa con chiarezza l’importanza del lavoro del tirocinante che esplorando i propri vissuti, ed esponendoli in maniera sintetica e coordinata ha dato un suo contributo alla comprensione delle relazioni intercorse nella situazione gruppale in esame.
 
Un’ulteriore occasione di lavoro in autonomia per i tirocinanti seguito da un lavoro di riflessione con i tutors è dato dall’impegno professionale con bambini da 0 a 3 anni e le loro madri inviati alla Casa dei Piccoli da pediatri per sospetto di “disturbi nello spettro autistico” o di decorso relazionale ed evolutivo anomalo. Presso la Casa dei Piccoli si svolge una funzione d’intervento immediato e continuativo in attesa della presa in carico e della diagnosi dei servizi. Si fornisce un intervento con le mamme e i bambini in gruppo, con la famiglia e in alcuni casi nelle scuole per l’infanzia. Ed è proprio la presenza nelle scuole per l’infanzia, con cui la struttura collabora, che per i tirocinanti è preziosa.
 
La presenza e il ruolo del tirocinante presso le scuole per l’infanzia vengono programmati e studiate assieme al tutor sulla base delle valutazioni effettuate usando il profilo diagnostico di Anna Freud del 1965 modificato nel 2001 da Jenny Davids, Vivian Green, Angela Joyce e Duncan McLean. Le valutazioni sono fatte dai tutor e discusse con i tirocinanti seguendo passo passo le varie sezioni del profilo.
 
La presenza presso le scuole per l’infanzia sono effettuate poi in autonomia e i protocolli richiesti ai tirocinanti su quanto è avvenuto, focalizzati sulla comprensione delle vicende emotive e relazionali, vengono poi discussi con i tutor. In sostanza i tirocinanti imparano a ipotizzare con l’aiuto dei tutor, il loro ruolo in qualità di Therapeutic Companion e a svolgerlo in autonomia secondo l’accezione e il significato attribuiti a questa locuzione dalla psicoanalista Annie Bergman, cercando in sostanza, di favorire la possibilità di contatto con gli altri bambini e con l’ambiente scolastico. Quanto avvenuto in ambiente scolastico viene elaborato e “digerito” con i tutor, durante incontri settimanali nei quali il focus è sulla comprensione del mondo emotivo del bambino tenendo conto del livello evolutivo raggiunto nelle varie linee di sviluppo tracciate da Anna Freud e sulla modulazione delle esperienze relazionali dipendentemente dal suo stato emotivo e dal suo livello di sicurezza fluttuante.
 
ANNO 2018/2019 PROGETTO DI RICERCA CON UN TIROCINANTE POST LAUREA: IL VALORE DI SOSTEGNO DELL’IO E DELLA GENITORIALITÀ DELL’OSSERVAZIONE PARTECIPE IN FAMIGLIA
 
Questo progetto è sorto in continuità con un lavoro svolto alla Casa dei Piccoli con T che dai 2 ai 4 anni ha frequentato la Casa dei Piccoli con i genitori. Dal momento che T per età (ora ha 5 anni) non può frequentare la Casa dei Piccoli e si deve preparare per l’ingresso alle elementari reso delicato da un ritardo nel linguaggio e nella socializzazione, il tirocinante ha iniziato nel 2018 l’osservazione di T in famiglia. Il tirocinante dapprima a seguito l’orientamento di astinenza da commenti verbali non indispensabili con T e con i suoi familiari secondo il modello psicoanalitico della Baby Observation e ha proseguito in un secondo tempo adottando un’attitudine più interattiva ispirata alle tecniche psicoanalitiche di psicoterapia dello sviluppo ideate da Anna Freud. La prima fase di questo lavoro nel 2018 ha comportato la stesura in collaborazione con la tutor dott.ssa Nedda Papi del profilo diagnostico rivisitato nel 2002 e nel 2016 da un gruppo di lavoro costituito da psicoanalisti dell’AFC, l’individuazione di aree da sostenere e sviluppare (consapevolezza di sé, contatto coi sentimenti, controllo delle reazioni emotive, capacità di accettare proposte di soddisfazione del bisogno alternative a quelle istintuali…). Gli elementi emersi hanno portato all’ipotesi che attraverso un’osservazione “partecipe” con riconoscimento e denominazione degli affetti/ desideri e il modellamento per soluzioni perseguibili (interventi assolutamente non interpretativi ma di sostegno allo sviluppo) effettuata in famiglia si potesse favorire una maturazione verificabile con la risomministrazione dei questionari “Age and Stage” e con una nuova valutazione finale del profilo diagnostico. Questo progetto prevede sistematiche supervisioni da parte delle dottoresse Nedda Papi e Barbara Didoni dei protocolli osservativi del tirocinante e della discussione con lui tenendo conto anche delle sue reazioni controtransferali. Verso la fine dell’anno accademico 2019 questo intervento di “osservazione partecipe” integrato con riferimenti teorico-clinici sarà presentato e discusso durante due workshop inseriti nel calendario didattico della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica tenuti congiuntamente dalle dottoresse che hanno ideato il progetto ed effettuato le supervisioni e gli approfondimenti teorico-clinici

 

ATTIVITA’ SCIENTIFICHE, DI RICERCA E CULTURALI CHE HANNO UN IMPATTO SUL LAVORO DIDATTICO/CLINICO CHE VIENE SVOLTO NELLA SEDE DIDATTICA PERIFERICA DI MANTOVA DELL’ISTITUTO “SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA”

 

1) Dal 2011 i soci dell’Associazione Centro Studi di Psicoterapia Psicoanalitica di Mantova hanno incontri di supervisione psicoanalitica di gruppo con il  Dottor Giovanni Pieralisi, psichiatra e psicoanalista Direttore dell’Istituto Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica, socio fondatore del Centro Studi di  Psicopedagogia e Metodologia Istituzionale di Via Ariosto 6 a Milano. Questi incontri si sviluppano all’interno di un continuo dialogo tra teoria  psicoanalitica e prassi clinica, teso all’acquisizione della postura psicoterapeutica basata sull’identificazione e disidentificazione empatica e  sull’individuazione e analisi del transfert, del controtransfert e della relazione di ruolo tra terapeuta e paziente.
2) La nascita della Casa dei Piccoli luogo di ascolto e di confronto dove è possibile far posto a tutte le domande che spesso sorgono nelle famiglie con  la nascita e lo sviluppo di un bambino ( da 0 a 3 anni).
 In Italia, dal 2012, Presso l’Associazione per lo sviluppo della Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna, sulla spinta di questi studi, due Psicologhe  Psicoanaliste, le Dottoresse Nedda Papi e Barbara Didoni hanno dato vita alla prima Casa dei Piccoli che sta dando risultati incoraggianti e che ci ha  indotto a richiedere l’apertura di una Casa dei Piccoli a Mantova sottoscrivendo l’accordo che è stato esposto nella sezione relativa alle attività  scientifico-culturali della sede principale dell’Istituto.
 Anche a Mantova, infatti, presso la Associazione Centro Studi di Psicoterapia Psicoanalitica, a partire da Gennaio 2016 ha aperto dapprima in via  sperimentale, una Casa dei Piccoli ( altre ne stanno nascendo a Pesaro, Trieste, Modena): genitori, nonni e i loro bambini di età compresa da 0 a 3 anni  vengono accolti tre volte alla settimana in un ambiente che favorisce il gioco e l’interazione con i piccoli in presenza di psicoterapeuti in grado di  osservare e aiutare gli adulti a sviluppare con i piccoli relazioni equilibrate e favorevoli allo sviluppo psichico del bambino. In seguito tale  sperimentazione, dati gli esiti positivi, è sfociata nell’inaugurazione del marzo 2016.
3) Incontri di Supervisione di Gruppo delle Case dei Piccoli attive in Italia: nel 2016 e nel 2017 gli operatori della Casa dei Piccoli di Mantova  partecipano agli incontri tenuti dall’ideatrice della Casa dei Piccoli, Dott.ssa Nedda Papi in collaborazione con la Dott.ssa Barbara Didoni, presso la  Sede di Ravenna. Tali incontri prevedono la descrizione di situazioni di interazioni genitore-bambino osservate all’interno della Casa, con successive  riflessioni teoriche cliniche sull’utilizzo di questo strumento nella prevenzione del disagio psichico.
4) SEMINARI:
 05/10/2013LA POSTURA PSICOTERAPEUTICA PSICOANALITICAcon il dott. Giovanni Pieralisi psichiatra e psicoanalista Direttore dell’Istituto “Scuola di psicoterapia psicoanalitica”
04/10/2014 IL TERAPEUTA COME SONDA: DAL CONTROTRANSFERT ALLA RELAZIONE DI RUOLO con il Dott. Giovanni Pieralisi psichiatra e psicoanalista. Direttore dell’Istituto “Scuola di psicoterapia psicoanalitica”
03/10/2015 ASCOLTARE QUANDO; ASCOLTARE COME; ASCOLTARE COSA, riflessioni di teoria della tecnica psicoterapeutica psicoanalitica con il Dott. Giovanni Pieralisi psichiatra psicoanalista. Direttore dell’Istituto “Scuola di psicoterapia psicoanalitica”
24/10/2015 SELFIE: L’ADOLESCENZA TRA BELLEZZA E VERGOGNA con il Dott. Pietropolli Charmet psichiatra e psicoanalista10/12/2015 CONSIDERAZIONI SULLA PSICOPATOLOGIA DELLE PSICOPATIE con il Dott.Raffaele Fischetti psicologo psicoanalista di scuola Argentina
20/03/2016 INAUGURAZIONE DELLA CASA DEI PICCOLI con le Dott.sse Nedda Papi e Barbara Didoni, psicologhe e psicoanaliste che hanno trattato il tema “Prevenire il disagio psichico favorendo la relazione genitore-bambino nell’età da 0 a 3 anni : l’esperienza della Casa dei Piccoli”
04/06/2016 IL BAMBINO DENTRO, IL BAMBINO FUORI L’IMPORTANZA DELLO SVILUPPO NELLA TERAPIA CON ADULTI E CON BAMBINI con la Dott.ssa Pina Antinucci, psicologa psicoanalista della British Psychoanalytic Society
01/10/2016 SIAMO IN DUE O IN TRE? LA POSTURA PSICOANALITICA PER SCIOGLIERE L’ENIGMA con il Dott. Giovanni Pieralisi psichiatra e psicoanalista, Direttore dell’Istituto “Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica”. Riflessioni su alcuni concetti di teoria della tecnica psicoanalitica.
05/11/2016 TUTTO SU MIA MADRE E SU MIO PADRE: LO SVILUPPO DENTRO DI NOI Prof. Massimo Ammaniti psicoanalista IPA, Università La Sapienza di Roma
10/12/2016 PSICOPATIA: LO STATO DELL’ARTE E LO SGUARDO DELLA PSICOANALISI Dott. Ettore Straticò psichiatra psicoterapeuta, già Direttore O.P.G. di Castiglione delle Stiviere (MN).
10/06/2017 L’IMPORTANZA DELL’AREA TRANSIZIONALE NEL PROCESSO DI SEPARAZIONE: RIFLESSI TEORICI E CLINICI Dott.ssa Lesley Caldwell psicoanalista della British Psychoanalitical Association.
07/10/2017 IL “FENOMENO DELL’ECO” E “LA RELAZIONE DI RUOLO”: DALLA PSICOLOGIA DEL CONFLITTO ALLA RELAZIONE DI RUOLO NEL GRUPPO Dott. Giovanni Pieralisi psichiatra psicoanalista, Direttore dell’Istituto Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica
04/11/2017 L’INTEGRAZIONE FRA NEUROSCIENZE E PSICOANALISI Prof. Paolo Mariotti neuropsichiatra infantile e psicoanalista della Associazione Italiana di Psicoanalisi
0/12/2017 I MODELLI DELLA MENTE NELLA PSICOANALISI CONTEMPORANEA Dott. Ettore Straticò psichiatra psicoterapeuta, già Direttore O.P.G. di Castiglione delle Stiviere (MN).
 
5) Formazione Permanente
 Dal 2006 si tengono Corsi di formazione a cadenza annuale organizzati in piccoli gruppi a cui possono accedere psicoterapeuti intenzionati a perfezionare  la loro formazione. L’esperienza si compone di due momenti uno dedicato allo studio dello sviluppo della teoria psicoanalitica attraverso la lettura e la  discussione in gruppo delle opere di Sigmund Freud e Joseph e Anne Marie Sandler, l’altro dedicato alla clinica psicoanalitica attraverso la supervisione  di casi clinici. I Corsi riguardano la Psicoterapia Psicoanalitica dell’Età Evolutiva e dell’Adulto, coerentemente con il concetto di “Postura Psicoanalitica”
 
6) Tirocinio post-lauream
 Nel corso del 2016 sono state attivate convenzioni con le Università di Bologna, Cattolica di Brescia-Milano, Padova, Trento e Urbino per l’accoglienza dei tirocinanti post-lauream di Psicologia. Il Progetto formativo per i tirocinanti post laurea riguarda le Aree della Psicologia Clinica e Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione.
Le finalitàriguardano la possibilità di approfondire la funzione dello psicologo (nell’espletamento del proprio ruolo e in rapporto con le altre figure professionali) in diversi ambiti di prevenzione, di diagnosi e di sostegno, con particolare attenzione alle diverse metodologie d’intervento; scendendo maggiormente nel particolare si mostra al tirocinante come lo Psicologo osserva lo sviluppo della personalità nell’individuo normale, e approfondisce sia lo strutturarsi della dimensione intrapsichica che interpersonale nelle esperienze previste di baby observation e di osservazione presso la Casa dei Piccoli; di come questa osservazione gli permetta di cogliere eventuali precoci distorsioni della relazione madre/bambino e tentare un intervento precoce che possa essere messo in atto in queste fasi. Inoltre il tirocinante può apprendere i processi attraverso i quali lo Psicologo giunge alla diagnosi differenziale riguardante le diverse patologie psichiche con strumenti, testistici e attraverso il colloquio clinico. La possibilità di partecipare alla vita delle Comunità terapeutiche, grazie alla partnership con la Cooperativa Ippogrifo di Mantova, fornisce al tirocinante un’occasione di studio delle gravi patologie psichiatriche, di approfondimento delle varie modalità d’intervento riabilitativo attuate, arrivando a una migliore definizione del ruolo precipuo dello psicologo anche attraverso l’osservazione della sua relazione con figure professionali diverse (a es. psichiatri, infermieri, assistenti sociali, educatori professionali).
Il tirocinante una volta definito il progetto formativo (obiettivi, metodi e fasi) con il proprio tutor, attraverso il costante confronto con lo stesso, può partecipare alle seguenti attività:
  • Osservazione del ruolo dello psicologo nel processo di valutazione diagnostica del paziente (adulto e dell’età evolutiva) attraverso l’uso del    colloquio clinico e di test specifici
  • Partecipazione alle attività di supervisione di casi clinici in gruppo in qualità di uditore
  • Partecipazione come osservatore dei gruppi genitori/toddlers e delle discussioni dell’equipe di lavoro
  • Partecipazione come uditore ai Seminari interni ed esterni all’Associazione relativi ad argomenti di Psicologia Clinica e dello Sviluppo
  • Partecipazione a momenti strutturati della vita di una Comunità Terapeutica: partecipazione alle riunioni di equipe multiprofessionale in cui si    discutono le dinamiche in atto nel gruppo dei pazienti e nella relazione operatori/pazienti, osservazione e ascolto di gruppi terapeutici con    i pazienti, ascolto delle Supervisioni che lo Psicologo fornisce al gruppo di lavoro
  • Affiancamento a professionisti esperti
  • Partecipazione a momenti di lavoro collettivo
 
7) Giornate di studio sul tema della genitorialitàGiornate di studio sul tema della genitorialità
  

Nel corso del 2015 e del 2016 sono stati organizzati due cicli di tre giornate ciascuno centrati sullo sviluppo della funzione genitoriale con i seguenti relatori: Dott. Marco Lodi psicologo psicoanalista e la Dott.ssa Debora Bussolotti psichiatra e psicoterapeuta esperta in disturbi dell’alimentazione. Le giornate sono state strutturate in due momenti: una prima parte teorica da parte dei diversi relatori e una seconda parte caratterizzata da gruppi di riflessione e di approfondimento condotta dai membri dell’Associazione.

 
8) Supervisioni a gruppi istituzionali
Dal 2016 i membri dell’Associazione hanno iniziato supervisioni di gruppi di operatori, psicologi, psichiatri e psicoterapeuti presso Istituzioni pubbliche e private.

 
inserire il pieghevole dei seminari 2018
 

ATTIVITA’ SCIENTIFICHE, DI RICERCA E CULTURALI DELL’ISTITUTO “SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA” SEDE DIDATTICA PERIFERICA DI TRIESTE
 
Come detto nelle premesse di questa relazione sulle attività culturali e di ricerca dell’Istituto, il clima di curiosità e studio che è presente nei Centri dove sono sorte le varie sedi, influenza le attività didattiche e offre agli allievi un clima culturale ricco di spunti e di stimoli. Il Cento di Formazione e Ricerca –CFR- è sorto nel 2012, è stato scelto come sede Didattica Periferica per le caratteristiche dei suoi membri e per le attività di studio e ricerca che vi si svolgeva e i suoi membri sono stati inseriti nel gruppo di docenti interni dell’Istituto. I corsi di Specializzazione in Psicoterapia sono iniziati a Trieste nel gennaio 2017.
 

Attività svolte negli anni precedenti dal CFR:
 
Organizzazione di corsi di formazione permanente sia per psicoterapeuti che per operatori socio-sanitari, insegnanti e educatori con cadenza quindicinale
– Anni 2012-2013
– Anni 2013-2014
– Anni 2014-2015
– Anni 2015-2016
– Anni 2016-2017
 
1. Organizzazione di convegni anche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università
   di Trieste
 
2. Attività di tirocinio per laureandi triennalisti in Scienze e Tecniche Psicologiche e quinquennalisti della facoltà  
   di Psicologia presso l’Università di Trieste
 
3. Seminari quindicinali, da gennaio a giugno, sui testi freudiani denominati “Leggere Freud”
 
4. Organizzazione di cineforum tematici con discussione sui risvolti psicodinamici della sceneggiatura
 
5. Attività di ricerca sui DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) in collaborazione con la Società Internazionale
   di Neuropsicoanalisi
 
6. Attività di ricerca sulla tecnica e la metodologia psicoanalitica nel dialogo con le neuroscienze in collaborazione con la
   Società Internazionale di Neuropsicoanalisi
 
Pubblicazioni:
 • CLARICI, A. (2015). Neuropsychoanalysis has an influence on psychoanalytic technique but not on the psychoanalytic
   method. Neuropsychoanalysis, 17 (1): 39-51.
 
 • FABBRO, F. BERGAMASCO, M., CLARICI, A. AGLIOTI, S.M., PANKSEPP, J (2015) Evolutionary aspects of the vertebrates’
   ability to represent the world and the self. Frontiers in Human Neuroscience, 9, 157.
 
7. Pubblicazione di monografie
 • CLARICI, A. & ZANETTOVICH, A. (2015) La postura psicoanalitica. Raccolta di seminari clinici e teorici. Trieste: EUT
   Edizioni Università di Trieste.
 • CLARICI, A. (2011) Teoria e ricerca in psicoanalisi. Commentario di Psicoanalisi Contemporanea per lo studente
   di Psicologia e di Medicina. EUT Edizioni Università di Trieste. (http://hdl.handle.net/10077/9572;
   ISBN: 978-88-8303-323-0)
 
8. Attività di ricerca sul lavoro del lutto in ambito di ospedale infantile in collaborazione con
   l’Ospedale Infantile Burlo Garofalo 
 
Pubblicazioni:
• CLARICI A. & GIULIANI R. (2005) Quel confine sottile tra speranza e illusione. Elaborazione del lutto e difficoltà dei genitori del prematuro (e del personale pediatrico) nel gestire diversi tipi di perdita. Proceedings del Congresso “Gravidanza ad alto rischio – Management in assenza di EBM”. Trieste, 29-30 novembre 2005. 
• GIULIANI, R. & CLARICI, A.(2015) Lutto e postura nell’istituzione clinica. In CLARICI, A. & ZANETTOVICH, A. (2015) La postura psicoanalitica. Raccolta di seminari clinici e teorici. Trieste: EUT Edizioni Università di Trieste. ISBN 9788883036613. Pp. 103-126.
• GIULIANI R., TRIPANI A., PELLIZZONI S., CLARICI A., D’OTTAVIO G., LONCIARI I. & SCHLEEF J., (2014). Pregnancy and postpartum following a prenatal diagnosis of fetal thoracoabdominal malformation: the parental perspective. Journal of Pediatric Surgery. 9, 353–358.
 
9. Attività di ricerca sulla depressione post partum ambito di ospedale infantile in collaborazione con l’Ospedale Infantile Burlo Garofalo 
Pubblicazioni:
• CLARICI, A., PELLIZZONI, S., GUASCHINO, S., BEMBICH, S., ALBERICO, S., GIULIANI R., SHORT, A., GUARINO G., & PANKSEPP, J. (2015) Intranasal adminsitration of oxytocin in postnatal depression: implications for psychodynamic psychotherapy from a randomized double-blind pilot study. Frontiers in Psychoanalysis and Neuropsychoanalysis. 6: 426-436. doi: 10.3389/fpsyg.2015.00426
 
10. Attività di ricerca sull’intervento di gruppo nelle donne e endometriosi in collaborazione con l’Ospedale Infantile Burlo Garofalo
 
ATTIVITÀ CULTURALI E SCIENTIFICHE CHE ARRICCHISCONO L’ ISTITUTO “SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA” MEDIANTE LE INIZIATIVE PERSONALI O IN GRUPPO DI COLLEGHI DOCENTI INTERNI DELL’ISTITUTO E SOCI FONDATORI DELL’ASSOCIAZIONE PER LO SVILUPPO DELLA PSICOTERAPIA PSICOANALITICA CHE HA FONDTO L’ISTITUTO.
 
Tutti i seminari sotto elencati sono stati raccomandati agli allievi dell’istituto come approfondimenti ed integrazioni extracurriculari di cui usufruire a titolo gratuito
 
IN ANCONA la dott.ssa Paola Fuà e la dott.ssa Stefania Mancini hanno organizzato i seguenti incontri di studio orientati a far conoscere l’impostazione teorica sul modello Sandleriano e l’attitudine posturale nel rapporto terapeuta-paziente che contraddistingue tutti i docenti dell’Istituto:
 
1) novembre2013 UN CASO CLINICO LETTO E ANALIZZATO SECONDO DIVERSI APPROCCI TEORICO-CLINICI (Sede Ordine Psicologi Marche) Relatori: dr.ssa Capannelli, dott. Tricarico, dr.ssa Di Giuseppe, dr.Pieralisi, dott.ssa. Fua’, dott.ssa Mancini, dott.ssa Serrani
 
2) novembre2014 L’APPROCCIO POSTURALE IN PSICOANALISI:UNA QUESTIONE SOLO PROFESSIONALE?(Teatro Muse Ancona)Relatore:dr.G.Pieralisi
 
3) dicembre 2015 ‘Ascolto psicoanalitico’(Aula didattica Mole Vanvitelliana)Relatore: G.Pieralisi
 
4) dicembre2016 IL CONCETTO DI RESISTENZA NEL LAVORO CLINICO PSICOTERAPEUTICO’ (Aula didattica Mole Vanvitelliana) Relatore: dr.G.Pieralisi Dr.ssa Stefania Mancin. Dott.ssa Paola Fuà
 
5) dicembre 2017 LA POSTURA PSICOTERAPEUTICA E L’ASCOLTO Relatore: dr.G.Pieralisi Dr.ssa Stefania Mancin. Dott.ssa Paola Fuà
 
6) dicembre 2018 LA PSICOTERAPIA PSICOANALITICA: UNA RELAZIONE DIFFICILE Relatore: dr.G.Pieralisi Dr.ssa Stefania Mancini Dott.ssa Paola Fuà
 
 

A PADOVA Il gruppo, composto dal dott. Paolo Franchin, dalla dott.ssa Carla Paggio e dal dott. Luciano Rizzi che nasce nel 2016 e che, solo da poco, si è strutturato formalmente come Associazione “Gruppo di Ricerca e Formazione in Psicoterapia Psicoanalitica (Grfpp) ” è frutto della comune formazione presso il Centro Studi di Via Ariosto a Milano dei suoi membri e della loro collaborazione sui temi della clinica, della ricerca e della formazione in ambito psicoanalitico, sviluppatasi nell’attività di docenza presso l’Istituto Scuola di formazione in Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna.
Come recita l’art. 2 dello statuto, l’Associazione persegue finalità di promozione nel settore della ricerca e della formazione in ambito psicoanalitico. In particolare, l’Associazione intende promuovere i più larghi e intensi scambi tra psicoterapeuti di diverso orientamento teorico e clinico in campo psicoanalitico e con coloro che si applicano a discipline vicine, le cui scoperte possono utilmente influenzare la psicoanalisi stessa e promuovere, altresì, la formazione di medici e psicologi nell’ambito della psicoterapia psicoanalitica, secondo i criteri tecnico-teorici individuati nel contributo che Joseph e Anne Marie Sandler hanno dato allo sviluppo del pensiero psicoanalitico.
Istituendo percorsi formativi e organizzando incontri seminariali e convegni, l’obiettivo del gruppo è di approfondire i criteri tecnici e teorici della Psicoterapia Psicoanalitica e di cogliere le sfide che i cambiamenti socio-culturali impongono alla professione di psicoterapeuta, promuovendo i più larghi e intensi scambi tra i diversi modelli teorici e clinici.
È questo che evidenzia come la vera ricerca in psicoterapia psicoanalitica debba riguardare soprattutto il mondo interno dei terapeuti e debba costituire il punto di riferimento nello studio della teoria e della pratica psicoanalitica, nelle attività di formazione e nel corso delle supervisioni dei casi clinici. Ma, condividendo il pensiero espresso da Sandler, è “ … inoltre di vitale importanza che la teoria psicoanalitica possa essere formulata in modo tale da permettere più larghi e intensi scambi fra gli psicoanalisti e coloro che si applicano a discipline vicine, le cui scoperte possono utilmente influenzare la psicoanalisi stessa.” (“La ricerca in Psicoanalisi” 1° vol., XVI.)
 

Attività scientifico-culturali
 
2016 “DALLA PARTE DEL TERAPEUTA NELLA RELAZIONE CON IL PAZIENTE: IL PUNTO DI VISTA DI WINNICOTT”, seminario introdotto da una relazione della dr.ssa Lesley Caldwell di Londra che ha introdotto delle proposte di formazione rivolte a medici e psicologi.
 
2017 LA TERAPIA PSICOANALITICA COME “ESPERIENZA EMOZIONALE CORRETTIVA?” sarà tenuto dal dottor Paolo Migone, condirettore della rivista “Psicoterapia e Scienze Umane”.
 
“LA POSTURA PSICOANALITICA”/ sarà tenuto dal dottor Giovanni Pieralisi, Presidente dell’Associazione per lo Sviluppo della Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna e Direttore dell’Istituto Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna.
 
Gli allievi dell’Istituto sono sempre invitati a partecipare a tutti i seminari extra programma didattico organizzati nelle 3 sedi dell’Istituto e la presentazione di materiale clinico proveniente dalle “Case dei Piccoli” viene utilizzata durante le lezioni per la riflessione e la discussione.
 
2018 “NOTE SUL RAPPORTO MENTE-CORPO NELLA PRATICA PSICOANALITICA E PSICOTERAPEUTICA”  seminario condotto dal dott. Cosimo Perrone  psicoanalista dell’AIPsi,      
 
2018 “TEORIE PSICOANALITICHE UFFICIALI E TEORIE PERSONALI NELLA PRATICA CLINICA”seminario condotto   dal dott. Jorge Canestri che approfondisce ed elabora questo tema tintrodotto e tratato in ambito psicoanalitica da Joseph Sandler
2019 “UGUALI E DIVERSI: COPPIA E GENITORIALITÀ” seminario condotto dalla dott.ssa Simona Argentieri